venerdì 8 aprile 2016
Post su Facebook del 05/04/2016
LA METAFORA
Questa mattina un mio paziente 88enne affetto da mielodisplasia, in pratica il suo midollo osseo non genera più globuli rossi bianchi e piastrine, mentre era seduto dall'altra parte della scrivania e io stavo a scrivere le richieste di trasfusione di sangue che da pochi giorni è costretto a ricevere:" Dottò! Certo che dovrebbero fare una brutta vita le piante che devono aspettare i tubi!" Ho smesso di traspeggiare con il computer, l'ho guardato negli occhi:" Che cosa mi vuol dire, non capisco?" " Vede dottò, io mi sento oramai come quelle piantine che vivono sui vasi e aspettano che qualcuno le innaffi per poter sopravvivere, non sono come le quercie o gli alberi ad alto fusto che fanno tutto da sole.......oramai sono ridotto così, vado avanti solo se qualcuno innaffia i miei tubi con un altro tubo"......Con il cuore il gola gli ho risposto che sarebbe stato innaffiato finché ne avrebbe avuto voglia.......
sabato 5 marzo 2016
I MEDICI ITALIANI SONO ALLO SBANDO!.......I MEDICI ITALIANI SONO ALLO SBANDO? Editoriale pubblicato sul Bollettino dell'Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Perugia n 4/2015 1/2016
I medici italiani
sono allo sbando!.......i medici italiani sono allo sbando?
Scusate la
modalità forse un po' strana del titolo, ma l'obiettivo di questo editoriale è
quello di stimolare qualche riflessione in modo che alla fine ognuno possa
concludere questa proposizione " i medici italiani sono allo
sbando" con il punto esclamativo o con
quello interrogativo.
Questa, per lei, affermazione
è stata fatta dalla senatrice del Partito Democratico Annalisa Silvestro ex
presidente nazionale degli Infermieri d'Italia nel corso di un
incontro-dibattito organizzato dai Collegi infermieristici di Matera e Salerno
e riportata in un video che è diventato virale nei gruppi social frequentati dai medici. La Silvestro contestualizza questa
sua affermazione con il fatto che noi " non riusciamo più a trovare
l'elemento su cui avere una posizione culturalmente dominante", e, fino
qui potremmo stare anche in silenzio: non è detto che la logica del dominio in
senso stretto ci possa o debba interessare, ma il problema è che la stessa
tenta di far passare il concetto che oramai non abbiamo più nessuna posizione culturale. Senza mete
ed orizzonti, senza ideologia e politica professionale, senza più consensi né
fra la gente né fra i politici e per questo saremo sopraffatti da una categoria
numericamente maggiore, la sola poi in grado di garantire la vera continuità
assistenziale. Mi pare giusto riferire anche che come indicatore di tutto ciò,
usi la scarsa adesione e l'assoluta assenza di risonanza mediatica dei nostri
scioperi e in particolare dell'ultimo del 16 dicembre u.s. organizzato
dall'intersindacale medica: " Non se ne è accorto nessuno".
Ritengo anche doveroso
riportare come sempre la stessa Senatrice sia al centro di circostanziati
attacchi sui suoi presunti conflitti d'interessi in merito agli emolumenti che
percepisce, in virtù di una sua partecipazione diretta ad una società
assicurativa che gestisce polizze professionali per infermieri, ma questo è un
problema suo.
Ben più contestualizzate,
senz'altro oltre la logica, forse, del comizio elettorale, sono invece le
affermazioni e le considerazioni del sociologo Ivan Cavicchi che è docente
presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Tor Vergata di
Roma di : sociologia dell'organizzazione sanitaria, logica, filosofia della
scienza, filosofia della medicina, come leggiamo nel suo sito internet. Il
Nostro, inoltre, ha ricevuto la laurea in Medicina e Chirurgia honoris causa dall'Università degli
Studi di Chieti, ha scritto numerosi libri che spaziano dalla bioetica
all'epistemologia, dalla politica sanitaria all'antropologia medica e può
essere, insomma, giustamente considerato un vulcano ad eruzione continua di
idee e considerazioni sul nostro mondo di medici. La sua ultima fatica è un eBook dal titolo:" La questione
medica", dal sottotitolo:" Come uscire dalla palude", che è una
raccolta in maniera ragionata di tutti i suoi articoli usciti su Quotidiano
Sanità dal 2012 sino alla fine del 2015 in cui si dipana tutto un ragionamento
che analizza la crisi dell'essere medico oggi in tutti i suoi aspetti, ne
contestualizza i vari scenari provando anche ad ipotizzare le possibili vie di
risoluzione. Nel mese di gennaio 2016 ha pubblicato ben quattro articoli,
sempre su Quotidiano Sanità, che sintetizzano in un certo qual modo la "
questione medica" negli aspetti della nostra politica professionale, della
nostra rappresentatività istituzionale e della nostra strategia. Non nascondo
che in qualche passaggio ho fatto fatica a mantenere la calma durante la
lettura, ma se è vero come dice il proverbio che:" la lingua batte dove il
dente duole!" Significa che se non altro anche dal mio punto di vista la
questione medica è un problema. Provo a fare una sintesi di questi quattro
articoli.
Tutto il ragionamento parte
dalla notizia dello sciopero indetto per marzo prossimo dall'intersindacale
medica.
" Un nuovo
sciopero dei medici. Ma ‘ndo vai se la banana nun ce l’hai? Il nuovo sciopero
di 48 ore annunciato dai sindacati medici sarà forse un ballon d’essai,
forse no. Ma resta il fatto che è stato convocato senza che sia stata fatta una
analisi del percorso fatto sino ad ora, degli insuccessi accumulati, dei rischi
di ulteriore delegittimazione e delle gravi conseguenze che potrebbero
derivarne.... Quando non
c’è la cena da servire è discutibile scioperare perché la tavola non è
apparecchiata. Rinnovare contratti e convenzioni mentre la professione
è vittima di cambiamenti che non controlla, che subisce, che la impoverisce
fino a rischiare lo snaturamento del suo paradigma, ha meno senso di ieri."
Ho estrapolato queste due considerazioni dal primo articolo per
far capire il tono usato e che il messaggio da ricevere è quello che pensare
alla questione economica senza pensare ai contenuti professionali è un non
senso. Ben più pesante però, è l'addebito fatto nel secondo articolo alla
categoria medica e soprattutto ai suoi generali, intendendo con questi i nostri
rappresentanti istituzionali.
"...Se dovessi riassumere le caratteristiche antropologiche
medie della categoria dei medici direi che essi sono:
· “individualisti” i medici sono inclini ad anteporre
agli interessi collettivi quelli propri individuali,
· “utilitaristi” per i medici utilità e interesse
sono la stessa cosa , entrambi sono il criterio base dell’azione morale,
· “opportunisti”i medici quando è il caso ritengono di
rinunciare ai propri principi e accettare compromessi,
· “immanentisti” per i medici esiste solo il
presente cioè il tempo degli interessi concreti e reali ,essi per quanto
si sforzino non riescono in genere a vedere il mondo più in la del proprio naso
per cui per loro il futuro non esiste,
· “conservatoristi” essi avversano i progetti
utopistici, i mutamenti troppo radicali, hanno scarsa capacità ideative e
progettuali, in genere stanno bene nello status quo e se qualcosa cambia si
adeguano passivamente.......... Ma è solo questione di
generali? Purtroppo no. Se fosse così banale basterebbe cambiarli, per quanto
sia un’impresa tutt’altro che semplice e che comunque dovrebbe ammettere
la possibilità di avere dei generali alternativi (ma ci sono?). Il problema si
accresce enormemente quando i generali sono tali in ragione di un’organizzazione
storicamente definita e riassumibile in pochi concetti:
· pansindacalismo, il principio sindacale
dell’interesse contrattuale permea per intero l’intero arco della
rappresentanza medica vale a dire sindacati, ordini, istituti
previdenziali e in qualche misura anche le società scientifiche,
· oligarchia, i generali più importanti cioè con
maggiori deleghe soprattutto dei sindacati autonomi costituiscono una
elite che decide praticamente tutto,
· comparaggio associativo tutte le decisioni e
le scelte ma soprattutto le nomine, quindi i compensi, sono il
frutto di accordi interni, alleanze, scambi convenienze
reciproche....soprattutto in casa Fnomceo e in casa Enpam,
· opposizione complementare, la minoranza è
per lo più legata a competizioni interne di potere pur manifestando
dissensi su questo o quel singolo problema essa non ha un
programma, una strategia e in questo modo non solo non è visibile
ma non ridiscute mai strategie, modelli, e assetti,
· opportunismo variabile il consenso
interno è regolato alla distribuzione delle utilties di ogni tipo ad ogni
livello. I medici sono tutti sempre molto coperti, ognuno di loro ha sempre un
piccolo interesse da difendere che gli suggerisce di non compromettersi con
commenti e prese di posizione,
· interessi personali tutti gli spazi
importanti dell’arco della rappresentanza medica compreso Fnomceo e
Enpam sono occupati dall’elite che sovrasta sul sistema dei sindacati
autonomi e danno luogo a redditi personali importanti...."
Il terzo articolo è più indirizzato alla strategia:".... La
piattaforma rivendicativa dei medici tradisce una debolezza che nessuna
vertenza seria di nessun tipo può permettersi pena il rischio di andare fuori
gioco, che è quella di essere fuori contesto, cioè di essere implausibile. Essa
è in effetti implausibile non per quello che chiede, perché quello che chiede
se i contratti funzionassero sarebbe dovuto, ma perché è totalmente
indifferente al contesto, alle politiche in essere, alle caratteristiche della
sua controparte, perché propone un interesse comunque autoriferito e in questo
senso egocentrico. Sono ormai 10 anni che i medici sono sconfitti sul campo
ma la ragione della loro sconfitta permanente non è un difetto di mobilitazione
perché quando vogliono sanno mobilitarsi ma è il loro pretendere di invertire
l’ordine delle cose, indifferenti al mondo che cambia....". L'ultimo
articolo rinforza il concetto del precedente:" .....Perché i
medici e i loro generali hanno paura del cambiamento? I medici sino ad ora hanno messo in fila una
serie di sconfitte nel senso che tutte le loro battaglie sono risultate alla
prova dei fatti “inconseguenti” cioè non hanno prodotto risultati. Il motivo?
Nessuna vera piattaforma per rimettersi in gioco da vincenti."
Allora...proviamo
a rispondere a queste considerazioni, provocazioni? Da parte mia la risposta
non mancherà nel prossimo editoriale, sarebbe interessante avere anche il
parere di molti altri colleghi.
martedì 16 febbraio 2016
STORIE DI VITA II
STORIE DI VITA II
Qualcuno forse ricorderà che
in numero precedente del bollettino pubblicai un editoriale dal titolo a lezioni
di vita. Questo che segue è un'altra narrazione sulla scia di quella: storie di
donne. Ho preferito sostituire il termine lezione con quello di storia in quanto l'obiettivo non è
quello di impartire regole o dettami, ma semplicemente di raccontare delle esperienza
di vita che ogni medico vive nel proprio
ambulatorio, se poi qualcuno ne ricava qualche insegnamento...meglio così!
Dalla porta chiusa cominciano
a filtrare dei suoni, anzi, delle voci, meglio, una voce che immagino capace di
polarizzare tutta l'attenzione della sala d'aspetto del mio ambulatorio. Sento
qualcuna che parla ad alta voce, ma non riesco a capire quello che dice. Ogni
tanto un coro di risate che copre tutto, poi la voce riprende. Ho già capito
chi può essere: non appena la porta si
apre, infatti, e il paziente che stavo prima visitando esce, me la trovo davanti,
quasi statuaria, con i suoi onnipresenti Rayband da aviatore portati anche
nelle giornate più buie, con le mani che abbracciano i propri fianchi come
nelle foto di Mussolini e con quell'espressione ironica che l'accompagna
sempre, anche in momenti in cui forse c'è poco da essere allegri.
Antonina ha 94 anni portati con grinta ed orgoglio, è
vedova da più di due decenni. Alta come un soldino di cacio, ma dalla
corporatura tozza e robusta. Ha anche patito un intervento di gastrectomia
totale per un tumore maligno, che, come dice anche lei, nulla ha potuto contro
la sua "tigna", ostinazione per i non perugini.
E' stata anni senza che si
facesse mai vedere ma la sua assenza era
controbilanciata dalle ossessive visite di suo marito che, invece, non
poteva fare a meno di sedersi davanti a me quasi una volta alla settimana.
Quest'ultimo era quello che
il gentil sesso definirebbe un bell'uomo. Anche se l'ho conosciuto oramai
settantenne, me lo ricordo, però, entrare nel mio studio sempre in giacca e
foulard al collo, con in mano il cappello alla borsalino d'inverno o
un'elegante paglietta d'estate. Le "voci" del quartiere lo davano
come un grande conquistatore di femmine, ovviamente nel passato, e che quella
santa donna di sua moglie era stata costretta ad "ingoiare rospi" e a
chiudere tutti e due gli occhi spesso e volentieri.
Era il classico esempio di
uomo che dal nulla aveva creato una posizione sociale di tutto rispetto:
un'azienda di commercio all'ingrosso, un grande deposito di merci, una decina
di dipendenti, un parco di autovetture....."sono partito alla fine degli
anni '50 con la mia cinquecento giardinetta e con il garage che fungeva anche da magazzino...". Non gli si
poteva certo dar torto, peccato, però, che tutta la sua baldanza si annullava ogni qual volta si sedeva davanti alla mia
scrivania. Era infatti un susseguirsi di sintomi a raffica, frutto più
dell'ansia che di patologia organica vera e proprio, una continua richiesta di
analisi ed accertamenti che molto spesso mettevano a dura prova la mia capacità
di sopportazione, ma, come spesso accade, dopo anni passati ad invocare sintomi e malattie immaginarie,
ecco che arrivò una leucemia mieloide acuta che lo ha fulminato in pochissimi
mesi.
E' a questo punto compare sulla scena lei, sin ad allora quasi
sconosciuta. All'inizio sembrava che avesse raccolto l'eredità del marito non
solo patrimoniale, ma anche nelle abitudini "patologiche".....un
giorno il mal di testa, un altro giorno la lingua che brucia, un altro giorno
ancora la testa vuota e così via: viene passata in rassegna la maggior parte
della sintomatologia che quotidianamente affolla i nostri ambulatori.
Tra un profilo biochimico,
una radiografia ed una terapia farmacologica passano i mesi e qualche anno. Con
frequenza quasi mensile viene a studio e, mentre aspetta il suo turno,
intrattiene tutta la platea della sala d'aspetto con le sue battute e le sue
considerazioni tutte incentrate sui limiti e sull'inutilità della scienza
medica. Cita continuamente fatti e persone di sua conoscenza che hanno subito
errori, ritardi nella diagnosi o nella cura, ma in modo ironico, senza astio o
tensione nervosa.
Il suo cavallo di battaglia,
però, è l'aneddotica a contenuto "erotico" nel rapporto medico uomo e
paziente donna. Inizia con delle affermazioni generiche, definiamole di costume,
per arrivare poi a citare nomi di colleghi, suoi coetanei, oramai defunti o in
pensione da diversi anni inserendoli in situazione da "barzelletta"
come se fosse niente, senza rendersi minimamente conto di poter rischiare una
querela per calunnia o diffamazione. Anche su di me, mi raccontano poi i miei
pazienti che assistono alle sue esternazioni, non lesina battute ambigue o
maliziose allorché qualche giovane paziente
femmina stia in visita dentro il mio studio.
Di solito, difficilmente
lascio correre, ma con lei preferisco sempre limitarmi a qualche generica
modalità di contenimento perché, per come l'ho inquadrata, se mi permettessi di
rispondere in modo pungente avrei una reazione di ritorno che forse mi
costringerebbe a scendere a dei livelli non consoni per un medico.
Cinque o sei anni fa, però,
al ritorno dal suo lungo soggiorno estivo nella residenza di campagna, mi
chiama a domicilio perché " le gambe non la reggono", è sempre stanca
e non ha più nemmeno la voglia di parlare male dei medici. Arrivo al suo
capezzale e subito mi colpisce il suo pallore cutaneo e il suo aspetto dimesso
e il suo dimagramento. Raccolgo l'esame obiettivo e contestualmente richiedo
degli esami ematochimici di cui prendo visione qualche giorno dopo sempre a
domicilio della stessa. " Cara Antonina, abbiamo un'emoglobina di 5,2,
bisogna ricoverarsi in ospedale e abbastanza in fretta!" Come c'era da
aspettarsi, la mia proposta viene immediatamente respinta:" Mi lasci
stare, dottore, oramai sono vecchia, mi lasci morire in pace sul mio
letto!". Mentre proseguo nella mia opera di convinzione, il mio sguardo cade
sul ripiano del comò di noce massello della camera da letto che è tutto
"imbandito" dalle foto del suo povero marito ritratto nello splendore
della sua giovane età matura. " Dia retta Antonina, lo faccia se non altro
per rispetto della memoria del suo sposo.....pare che la stia guardando!"
Dopo una breve pausa di silenzio condito dal suo sguardo a metà strada fra
l'ironico ed il compassionevole:" Caro dottore, ha voglia di prendermi in
giro! Adesso lo vede lì tutto tirato a lucido, con l'espressione e l'atteggiamento di un attore del cinema, ma
sapesse che tipino che era! Ha creato un'azienda dal nulla, è vero, ma se non
ci fossi stata io al suo fianco, l'azienda sarebbe andata a rotoli da un bel
pezzo e ai nostri figli non sarebbe rimasto niente.
Le non sa, quanto le donne
siano terribili e come possano decidere la fortuna o la sfortuna di voi poveri
uomini! Quando vengo in ambulatorio e
comincio a fare le battute sul lavoro dei dottori e sulle loro
"avventure", so benissimo che sono le pazienti che giuocano con voi
come il gatto con il topo e voi siete solo delle vittime...
Lei deve sapere dottore che
ho sempre capito che mio marito, veramente un bell'uomo, non poteva
accontentarsi solo di me che sono sempre stata abbastanza brutta. Quando poi è
arrivato il vero benessere economico e
tante donne hanno cominciato a girargli intorno, mi sono detta Antonina....
nervi saldi, pazienza ma determinazione. Ho sempre controllato i suoi movimenti, ho sempre fatto finta di non vedere gli occhi
dolci che impiegate, clientela femminile, vicine di casa continuamente gli
facevano. Ho tollerato sempre le sue scappatelle facendo del tutto che
rimanessero tali, ma intervenivo con fermezza quando capivo che stava nascendo
qualcosa di più serio. Sapesse quanti magoni ho dovuto mandare giù, ma lo
facevo, che dovevo fare? Qualche volta mi era anche venuta l'idea di fare
fagotto e andare via. Una volta sono stata anche tentata, Dio mi perdoni, di
tagliargli la gola mentre dormiva, ma poi? Che avrei ottenuto? Solo miseria e
rovina. Appena i figlioli sono cresciuti li ho fatti subito inserire
nell'azienda: chi nella contabilità e chi nel rapporto con i clienti e quel
punto il giuoco era fatto. Poi è arrivata la vecchiaia, i bollori si sono
spenti e io ho cominciato a stare più tranquilla, anzi era lui che mi cercava
continuamente affinché lo rassicurassi e lo consolassi per le sue malattie e
poi è mancato e così anche io ho potuto pensare ai miei acciacchi, prima non ne
avevo il tempo.
Adesso, dottorino, che ha
saputo tutto mi lasci in pace, stia attento a quando una femmina viene a farsi
visitare da lei e voglia bene a sua moglie!".
Ho riempito il foglio con la
richiesta di ricovero, ho detto che avrei telefonato ai figli che l'avrebbero
condotta in ospedale. Sono uscito pensando alla sua storia, forse una storia
come tante per quei tempi, oggi probabilmente improponibile.
Per informazione Antonina si
è ricoverata, è stata sottoposta ad intervento di gastrectomia totale per un
tumore maligno dell'antro gastrico che l'aveva anemizzata, sono trascorsi più
di sei anni ed è tuttora viva e vegeta e viene ancora, se pure a braccetto con
la badante, a dare spettacolo nel mio ambulatorio.
venerdì 12 febbraio 2016
Post su Facebook del 30/01/2016
Se mi venisse chiesto quale situazione è più difficile da gestire per un medico...non avrei dubbi! Gestire il silenzio. Il silenzio del paziente che non trova il coraggio di iniziare a parlare, il silenzio di quello che smette di parlare, gli occhi che diventano lucidi, lo sguardo che evita il contatto, il cambio del timbro della voce. Silenzi interminabili, silenzi comunque rumorosi e assordanti. Il silenzio del paziente privo di coscienza, il silenzio dei familiari che aspettano una tua risposta.......il silenzio mio di quando non so che dire o rispondere. L'esperienza mi ha insegnato che molto spesso la risposta al silenzio è un altro silenzio..
venerdì 29 gennaio 2016
Postato su Facebook il 12/01/2016
I tempi cambiano.....
Una volta quando arrivava l'autoambulanza che avevi chiamato d'urgenza dalla casa del paziente, scendevano gli infermieri, a quei tempi più anziani di me. Salutavano, accennavano un sorriso anche in situazioni veramente difficili, ascoltavano in maniera attenta le informazioni che davi e spesso mentre partivano a sirene spiegate ringraziavano anche.
Ieri ho chiamato ed ho aspettato il 118 per un mio paziente ultranovantenne che era caduto in casa su cui sospettavo la frattura di una vertebra lombare. Sono scesi due con la tuta da astronauta che non mi hanno nemmeno guardato in faccia,la mia presenza gli dava quasi fastidio come fossi un intruso, oramai era cosa loro. Non hanno minimamente provato a chiedermi o ad ascoltare qualcosa, ma come se non ci fossi hanno iniziato giustamente a registrare su carta i" parametri"......mentre lo impacchettavano ho salutato il mio paziente e per non iniziare a litigare sono andato via. La sera il paziente mi ha telefonato confermando la diagnosi che avevo fatto, ma questo è un dettaglio ininfluente. Evviva la collaborazione e l'integrazione!
Una volta quando arrivava l'autoambulanza che avevi chiamato d'urgenza dalla casa del paziente, scendevano gli infermieri, a quei tempi più anziani di me. Salutavano, accennavano un sorriso anche in situazioni veramente difficili, ascoltavano in maniera attenta le informazioni che davi e spesso mentre partivano a sirene spiegate ringraziavano anche.
Ieri ho chiamato ed ho aspettato il 118 per un mio paziente ultranovantenne che era caduto in casa su cui sospettavo la frattura di una vertebra lombare. Sono scesi due con la tuta da astronauta che non mi hanno nemmeno guardato in faccia,la mia presenza gli dava quasi fastidio come fossi un intruso, oramai era cosa loro. Non hanno minimamente provato a chiedermi o ad ascoltare qualcosa, ma come se non ci fossi hanno iniziato giustamente a registrare su carta i" parametri"......mentre lo impacchettavano ho salutato il mio paziente e per non iniziare a litigare sono andato via. La sera il paziente mi ha telefonato confermando la diagnosi che avevo fatto, ma questo è un dettaglio ininfluente. Evviva la collaborazione e l'integrazione!
lunedì 30 novembre 2015
Postato su Facebook il 25/11/2015
In un giorno triste come questo per Perugia, tale post potrà sembrare fuori luogo, ma qualche nota di semplice calore umano non guasta.
Questa mattina sono andato a domicilio di una mia paziente ultranovantenne per sottoporla a vaccinazione antinfluenzale. Vive da sola con la badante ucraina e trascorre il suo tempo alternandosi fra letto e carrozzella e, come dice lei, ad ascoltare la tevisione in quanto i suoi occhi hanno smesso di vedere da un bel pezzo. Mentre la vaccinavo mi riferiva che erano due o tre giorni che la notte non riusciva a prendere sonno in quanto la sua mente era occupata dal ritornello di una vecchia canzione di Modugno di cui ricordava qualche nota e pochissime parole. Parole che parlavano di un vecchio in frac...ma questo non ricordo vorticava nei suoi pensieri in maniera ossessiva e questo, oltre a renderla insonne, la infastidiva alquanto. Poiché provava ad accennare questa canzone senza riuscirsi, mi è venuto quasi spontaneo iniziarla a cantare io, dal momento che la conoscevo benissimo essendo un pezzo che ha accompagnato qualche buona stagione della mia prima giovinezza. Come per incanto alla vecchia signora si è riaccesa la memoria e come due ragazzini abbiamo cantato insieme, non certo sottovoce, non solo il ritornello ma anche qualche strofa davanti alla badante che ci guardava stupita ed incredula.
Alla fine la mia paziente quasi piangendo, mi ha ringraziato. Mi ha detto che le erano tornati in mente tanti bei ricordi e che mi avrebbe chiamato a casa sua più spesso per cantare insieme.
Dovrò senza dubbio rinfrescare il mio repertorio!
Questa mattina sono andato a domicilio di una mia paziente ultranovantenne per sottoporla a vaccinazione antinfluenzale. Vive da sola con la badante ucraina e trascorre il suo tempo alternandosi fra letto e carrozzella e, come dice lei, ad ascoltare la tevisione in quanto i suoi occhi hanno smesso di vedere da un bel pezzo. Mentre la vaccinavo mi riferiva che erano due o tre giorni che la notte non riusciva a prendere sonno in quanto la sua mente era occupata dal ritornello di una vecchia canzione di Modugno di cui ricordava qualche nota e pochissime parole. Parole che parlavano di un vecchio in frac...ma questo non ricordo vorticava nei suoi pensieri in maniera ossessiva e questo, oltre a renderla insonne, la infastidiva alquanto. Poiché provava ad accennare questa canzone senza riuscirsi, mi è venuto quasi spontaneo iniziarla a cantare io, dal momento che la conoscevo benissimo essendo un pezzo che ha accompagnato qualche buona stagione della mia prima giovinezza. Come per incanto alla vecchia signora si è riaccesa la memoria e come due ragazzini abbiamo cantato insieme, non certo sottovoce, non solo il ritornello ma anche qualche strofa davanti alla badante che ci guardava stupita ed incredula.
Alla fine la mia paziente quasi piangendo, mi ha ringraziato. Mi ha detto che le erano tornati in mente tanti bei ricordi e che mi avrebbe chiamato a casa sua più spesso per cantare insieme.
Dovrò senza dubbio rinfrescare il mio repertorio!
sabato 24 ottobre 2015
APPROPRIATEZZA,PUNIZIONE,SICUMERA. Editoriale pubblicato sul Bollettino dell'Ordine dei Medici-Chirurghi ed Odontoitari della provincia di Perugia n.3/2015
APPROPRIATEZZA, PUNIZIONE,
SICUMERA.
E' di questi giorni la grande
eco mediatica sul problema dell'appropriatezza prescrittiva da parte dei medici
e sulle eventuali ricadute dalla sua inosservanza.
Premetto che non è mia
intenzione affrontare il problema da un punto di vista scientifico, sindacale,
sulla sua opportunità e pertinenza, no! Senza dubbio girano in rete e nella
carta stampata pareri e argomentazioni di colleghi molto più qualificati e
titolati di me: uno per tutti Nino Cartabellotta, presidente della fondazione
GIMBE, che nel suo articolo:" Alla ricerca dell'appropriatezza
(s)perduta" sul Sole 24 ore Sanità del 13 ottobre u.s. esprime concetti ed
opinioni che condivido in pieno e ne voglio riportare alcuni.
"....1) I
criteri di appropriatezza professionale derivano dalle evidenze scientifiche o,
in assenza di queste, da processi di consenso formale.
2) L’inappropriatezza
professionale può essere in eccesso (overuse) o in difetto (underuse): ridurre
la prima permette di recuperare risorse, implementare la seconda richiede
investimenti. Di conseguenza, qualunque strategia per ridurre
l’inappropriatezza professionale deve essere guidata dal principio del
“disinvestimento e riallocazione”, perché in tutti i percorsi assistenziali
convivono aree di overuse e di underuse.
3 Una
prescrizione non può essere dicotomicamente classificata come
appropriata/inappropriata: esiste una categoria intermedia di dubbia
appropriatezza influenzata dalle zone grigie della ricerca, dalla variabilità
di malattie e condizioni e dalle preferenze e aspettative di cittadini e
pazienti.
4 Secondo la scienza che studia come modificare
i comportamenti professionali non esistono evidenze che supportano l’efficacia
delle sanzioni economiche per ridurre l’inappropriatezza prescrittiva.
5. Il
continuo incremento dell’offerta e l’utilizzo indiscriminato delle tecnologie
diagnostiche contribuisce all’eccesso di medicalizzazione della società perché
la tecnologia, profondamente radicata nel nostro concetto di malattia e nella nostra
cultura, genera atti di fede non basati sulle evidenze.
6. È
indispensabile ricostruire un’adeguata relazione medico-paziente, fornendo
informazioni bilanciate su rischi e benefici degli interventi sanitari,
permettendo così al paziente di prendere decisioni realmente informate.
7. Le
Istituzioni devono informare adeguatamente cittadini e pazienti sull’efficacia,
sicurezza e appropriatezza degli interventi sanitari, al fine di arginare
quell’asimmetria informativa tra ricerca e assistenza, che genera aspettative
irrealistiche nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile,
aumentando il contenzioso medico-legale.
Il servizio sanitario nazionale non è un supermercato dove
chiunque ha diritto a tutto!"
Quest'ultima affermazione, poi, richiama molto la filosofia che
ha ispirato l'intervento del nostro Ministro della Salute Beatrice Lorenzin
all'ultimo congresso, cui ho partecipato, del mio sindacato FIMMG che si è
tenuto nei primi di questo mese di ottobre. Nella sostanza l'Onorevole ha detto
che tagliare l'inappropriatezza non vuol dire praticare dei tagli lineari, ma
vuol dire semplicemente recuperare delle risorse ed allo stesso tempo
professionalità da parte nostra. Aggiungo che questo suo intervento ha ottenuto
un applauso spontaneo e prolungato da parte di una platea che l'aveva accolta
all'inizio in maniera fredda se non proprio ostile, forse la definirei "mugugnante" tanto per essere
"appropriati".
Posto in questi termini il problema appare risolto, condiviso e
tale da non lasciare tanta preoccupazione, è proprio così? Forse, però, il vero
problema da affrontare comincia quando è giunto il momento di capire come e chi
debba giudicare l'eventuale atto non appropriato.
Non tutti sanno che esiste un gruppo Facebook, gruppo chiuso che
si chiama:" Medici
di Medicina Generale dell'Umbria" amministrato da me, in
cui i vari colleghi che si sono iscritti, per lo più medici di famiglia,
esternano in maniera libera: fatti, aneddoti, perplessità, curiosità. Insomma
c'è di tutto e di più come sa bene che frequenta i social network. E' della
settimana scorsa la condivisione con il gruppo, da parte di una dottoressa di
Medicina Generale del comprensorio del Trasimeno, del referto di un ecodoppler
delle arterie renali rilasciato da un reparto che segue soprattutto la medicina
vascolare della nostra azienda ospedaliera. La collega ha
"scannerizzato" il documento e l'ha "postato" oscurando il
nome del paziente. Lo specialista che ha refertato l'accertamento, dopo aver
descritto la quasi normalità delle arterie in esame ha ritenuto opportuno
aggiungere un commento che trascrivo per intero e fedelmente, rispettando anche
il carattere in grassetto usato dall'autore per dare risalto ad alcune
parole:"...Per completezza
informativa si rimanda a recente studio clinico internazionale (CORAL study, NEJM Nob 2013) che
evidenzia come una " high quality medical treatment" risulti
superiore ad ogni tentativo di rivascolarizzazione, in caso di stenosi
ateromasica dell'arteria renale, e ciò sia
per l'ipertensione che per l'insufficienza renale ( per quest'ultima il
dato era già noto dallo studio ASTRAL).
Il corollario è che la ricerca sistematica della stenosi renale non ha
comunque alcuna ricaduta decisionale, sia che venga confermata oppure esclusa,
sia per l'ipertensione secondaria e sia per l'insufficienza renale."
Ho voluto chiamare in causa quest'episodio perché mi sembra
quasi paradigmatico su come potrebbe evolvere il problema dell'appropriatezza.
Tralascio di riportare i commenti che sono partiti in quest'occasione perché,
come ho detto all'inizio, non ho nessun intento scientifico e sindacale. Quello
che mi preme, invece, è enfatizzare la delicatezza e la difficoltà nel dover
giudicare un atto medico non contestualizzato, il grande rischio di
conflittualità che potrebbe derivare con i conseguenti risvolti deontologici e
soprattutto il grave danno ( come se non bastassero quelli già in atto) che subirebbe la nostra figura di medico, a
qualunque categoria essa appartenga.
Non credo che questa " lezione" impartita in maniera
così discutibile, su un referto che è stato consegnato nelle mani del paziente
sia un buon esempio di comportamento appropriato, scientificamente forse si, ma
non certo dal punto di vista relazionale e deontologico.
Speriamo che i " professori" che istituzionalmente
saranno demandati a giudicare, oltre alla competenza scientifica abbiano anche
un minimo corredo di buon senso.
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